Nell'epoca di Internet, dei cellulari e della tecnologia presente in ogni momento della nostra vita, quanto è ancora importante leggere fiabe ai bambini?
Se ne è parlato nella puntata di Petrarca (TGR culturale) andata in onda su Rai Tre sabato 3 marzo scorso, alle 12.55, insieme a Raffaella Pretta, presidentessa dell'associazione La Quarta Parete, che ha ideato il progetto Nonno, mi leggi una fiaba?, un percorso di letture animate rivolto ai più piccoli. Un progetto che ha riscosso molto successo, raccogliendo candidature di nonni da numerose città italiane: Torino, Mestre, Napoli...
Si è discusso inoltre delle "fiabe filosofiche" insieme a Paolo Pulcina, autore, insieme a Roberta Invernizzi del libro Sette stanze d'alberi e d'acqua. «La fiaba filosofica» ci ricorda Paolo Pulcina «è un racconto dove si cerca di spiegare delle tematiche molto ostiche, che ci permetta di superare le difficoltà dell'esistenza».
E' possibile rivedere l'intera puntata di Petrarca su RaiPlay, al seguente indirizzo: https://www.raiplay.it/video/2018/02/TGR-Petrarca-00d85270-b3b4-4eb9-9bac-eaa98788a46b.html.
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martedì 6 marzo 2018
domenica 25 febbraio 2018
Simone Berni, il più grande "cacciatore di libri" italiano
- Come ha cominciato l'avventura di cacciatore di libri? Cosa l'ha spinta?
Ho sempre avuto un’inclinazione naturale nel dare la caccia ai libri strani e particolari. Ero un “cacciatore di libri” molto prima di rendermene effettivamente conto. Ho però cominciato circa 16-17 anni fa e lo faccio sul serio da 10-12. Mi sono ispirato inizialmente a un booksearcher di New York, Michael Sober, al quale mi rivolgevo per trovare libri americani agli albori di Internet. Allora si lavorava col fax. Io gli mandavo le liste e lui, immancabilmente di notte, a causa del fuso orario, mi faceva avere le sue risposte. Era un bel momento quando mi scriveva che aveva trovato il libro che gli avevo commissionato in un paesino dell’Oregon o a Cabot Cove, nel Maine, magari a casa di Jessica Fletcher. Con gli anni mi è venuto naturale imitarlo un po’. Costruirmi la mia rete di librai, di venditori, che potevano farmi da supporto. L’idea non era nata come business – non lo è neppure adesso – ma solamente per “aiutare la gente a trovare libri”. Poi, con l’avvento della rete, è cambiato tutto. Le distanze si sono azzerate ed è nato il mercato globale.
- E' possibile far diventare questa passione un mestiere?
Sì, è possibile ma nel mio caso pure estremamente difficile. Io mi occupo quasi esclusivamente di “edizioni povere”, libri del ‘900 e degli anni 2000, che non hanno grosse valutazioni di mercato. Non rincorro Aldine o cinquecentine da centomila euro, non è il mio campo. Ho un lavoro esattamente come tutti quanti, che non ha nulla a che vedere coi libri. Mi metto però il costume da supereroe ad ogni “chiamata”, e così mi trasformo per partire per le mie ricerche, e mi butto in viaggi anche strampalati quando vado a inseguire un’idea, un’intuizione. In quei momenti, magici, io sono veramente me stesso e riesco a trovare libri rari al mercatino della frutta di Karaganda, in Kazakistan, come alla bancarella di libri di seconda mano alla Festa della Lega Nord di Chieri. Entrambe le circostanze rispondenti al vero. Prime edizioni di Gianni Rodari nel primo caso e un Pinocchio fascista piuttosto raro nel secondo.
- Quale è stata la sua "conquista" più difficile? Di quale va più orgoglioso?
Domanda che mi fanno tutti, scusate la franchezza! Rispondo citando sempre un libro diverso, come faceva Umberto Eco. E stavolta tocca a Vita da uomo, di J. D. Salinger (Gherardo Casini Editore, 1952), ossia la prima vera edizione de Il giovane Holden. Trovato per 10 euro su Internet; copia in condizioni perfette, mai aperto.
- E' dispendioso creare una collezione di libri introvabili? E' un investimento o un "vizio a perdere"?
Enrico, il mio agente romano che ogni domenica mi manda un resoconto sui libri interessanti presenti al mercatino di Porta Portese, e che io immancabilmente pubblico sul mio sito www.cacciatoredilibri.com, è l’esempio vivente di come, attraverso la perseveranza, la costanza e la diplomazia, sia possibile trovare un gran numero di libri rari, altrimenti costosi e irraggiungibili; e trovarli a prezzi modici, talvolta praticamente gratis. Per riuscirci bisogna “stare sul pezzo”, muoversi tra le bancarelle, arrivare presto la mattina, frequentare i venditori giusti, farseli amici, stare sempre con gli occhi bene aperti. L’occasione arriva. Va saputa cogliere. Con questi criteri si parla di investimento. Se si comprano libri rari e introvabili a cento euro l’uno, è chiaramente un vizio a perdere.
- Cosa cerca nei libri introvabili?
L’ebrezza di poter dire: «Ecco, io ce l’ho!». Ma più spesso cerco un senso di appagamento, che però non arriva mai, e quando c’è dura un secondo appena. Perché subito l’attenzione viene catturata da un nuovo libro, da una nuova delicata preda su cui scatenare la prossima caccia.
- Quale potrebbe essere il suo reperimento più leggendario, ancora da compiere?
Non risponderei a questa domanda neanche sotto tortura, è un po’ come mettere il vostro cappello e io non voglio farlo. A Palermo si prevede una battaglia! (In questa risposta sono contenuti indizi sparpagliati sulla mia prossima caccia!!)
Per ulteriori informazioni su Simone Berni, si veda il sito www.cacciatoredilibri.com.
Intervista realizzata da Paolo Pulcina
Ho sempre avuto un’inclinazione naturale nel dare la caccia ai libri strani e particolari. Ero un “cacciatore di libri” molto prima di rendermene effettivamente conto. Ho però cominciato circa 16-17 anni fa e lo faccio sul serio da 10-12. Mi sono ispirato inizialmente a un booksearcher di New York, Michael Sober, al quale mi rivolgevo per trovare libri americani agli albori di Internet. Allora si lavorava col fax. Io gli mandavo le liste e lui, immancabilmente di notte, a causa del fuso orario, mi faceva avere le sue risposte. Era un bel momento quando mi scriveva che aveva trovato il libro che gli avevo commissionato in un paesino dell’Oregon o a Cabot Cove, nel Maine, magari a casa di Jessica Fletcher. Con gli anni mi è venuto naturale imitarlo un po’. Costruirmi la mia rete di librai, di venditori, che potevano farmi da supporto. L’idea non era nata come business – non lo è neppure adesso – ma solamente per “aiutare la gente a trovare libri”. Poi, con l’avvento della rete, è cambiato tutto. Le distanze si sono azzerate ed è nato il mercato globale.
- E' possibile far diventare questa passione un mestiere?
Sì, è possibile ma nel mio caso pure estremamente difficile. Io mi occupo quasi esclusivamente di “edizioni povere”, libri del ‘900 e degli anni 2000, che non hanno grosse valutazioni di mercato. Non rincorro Aldine o cinquecentine da centomila euro, non è il mio campo. Ho un lavoro esattamente come tutti quanti, che non ha nulla a che vedere coi libri. Mi metto però il costume da supereroe ad ogni “chiamata”, e così mi trasformo per partire per le mie ricerche, e mi butto in viaggi anche strampalati quando vado a inseguire un’idea, un’intuizione. In quei momenti, magici, io sono veramente me stesso e riesco a trovare libri rari al mercatino della frutta di Karaganda, in Kazakistan, come alla bancarella di libri di seconda mano alla Festa della Lega Nord di Chieri. Entrambe le circostanze rispondenti al vero. Prime edizioni di Gianni Rodari nel primo caso e un Pinocchio fascista piuttosto raro nel secondo.
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| Il "cacciatore di libri" Simone Berni. |
Domanda che mi fanno tutti, scusate la franchezza! Rispondo citando sempre un libro diverso, come faceva Umberto Eco. E stavolta tocca a Vita da uomo, di J. D. Salinger (Gherardo Casini Editore, 1952), ossia la prima vera edizione de Il giovane Holden. Trovato per 10 euro su Internet; copia in condizioni perfette, mai aperto.
- E' dispendioso creare una collezione di libri introvabili? E' un investimento o un "vizio a perdere"?
Enrico, il mio agente romano che ogni domenica mi manda un resoconto sui libri interessanti presenti al mercatino di Porta Portese, e che io immancabilmente pubblico sul mio sito www.cacciatoredilibri.com, è l’esempio vivente di come, attraverso la perseveranza, la costanza e la diplomazia, sia possibile trovare un gran numero di libri rari, altrimenti costosi e irraggiungibili; e trovarli a prezzi modici, talvolta praticamente gratis. Per riuscirci bisogna “stare sul pezzo”, muoversi tra le bancarelle, arrivare presto la mattina, frequentare i venditori giusti, farseli amici, stare sempre con gli occhi bene aperti. L’occasione arriva. Va saputa cogliere. Con questi criteri si parla di investimento. Se si comprano libri rari e introvabili a cento euro l’uno, è chiaramente un vizio a perdere.
- Cosa cerca nei libri introvabili?
L’ebrezza di poter dire: «Ecco, io ce l’ho!». Ma più spesso cerco un senso di appagamento, che però non arriva mai, e quando c’è dura un secondo appena. Perché subito l’attenzione viene catturata da un nuovo libro, da una nuova delicata preda su cui scatenare la prossima caccia.
- Quale potrebbe essere il suo reperimento più leggendario, ancora da compiere?
Non risponderei a questa domanda neanche sotto tortura, è un po’ come mettere il vostro cappello e io non voglio farlo. A Palermo si prevede una battaglia! (In questa risposta sono contenuti indizi sparpagliati sulla mia prossima caccia!!)
Per ulteriori informazioni su Simone Berni, si veda il sito www.cacciatoredilibri.com.
Intervista realizzata da Paolo Pulcina
giovedì 8 dicembre 2016
Rossana Carne, fra ISIS ed editoria - Parte seconda
(Qui la prima parte dell'intervista.)
- Dopo aver scritto il tuo libro sull'Isis, ne hai più o meno paura? Cosa, secondo te, spaventa le persone? E' uno stratagemma infallibile per spaventare i popoli... Cosa pensi della religione? E' politica o spiritualità?
Senza dubbio la paura è il mezzo più potente che si possa utilizzare per manovrare e governare la mente e le azioni delle persone. Paura dell’Isis? Onestamente no, così come non ho paura di dover affrontare il viaggio più importante nella vita di ognuno di noi, ovvero la morte. Le persone sono spaventate perché si sentono sostanzialmente impotenti e insicure nel loro stesso ambiente. Questa paura, ovviamente, è un fattore di “testa” e spesso ci viene inculcata dai mezzi di comunicazione. La costante visione di immagini di attacchi brutali e le parole usate dai giornalisti aiutano ad amplificare questa emozione che diventa, via via, sempre più grande e quasi incontrollabile. “Rischio precipitazioni”, “Bombe d’acqua”, per citarne alcune; oppure, ci ricordiamo tutti le immagini delle Torri Gemelle giusto? Il giorno dopo quel drammatico 11 settembre, la maggior parte delle trasmissioni TV diffusero delle immagini di musulmani intenti a festeggiare, anche se non si capiva cosa stessero festeggiando visto che non era riconoscibile un vero e proprio contesto. Questo pose le basi per la nascita di un’idea fuorviante, ovvero quella secondo cui tutti i musulmani sono pericolosi e la paura iniziò a scatenarsi in ognuno di noi fino ad esplodere con i recenti attentati, che io chiamerei con il loro vero nome cioè False Flag. In tutto questo, cosa c’entra la religione? Premettiamo che, oggi, politica e religione sono sostanzialmente la stessa cosa, comunque… da un lato la religione è un alibi perfetto per coloro che uccidono in nome di essa, la fatidica frase “ho ucciso perché me lo ha ordinato Dio” fornisce la scusa per scappare dalla propria coscienza e dalla responsabilità del singolo che, di fatto, commette l’azione. Dall’altro lato la religione è un’esortazione al combattimento. Basta prendere qualsiasi “testo sacro”, a iniziare dalla Bibbia, per rendersi conto di quanto il Dio descritto non sia un essere pieno di amore e misericordia, ma un vero e proprio guerrafondaio alla ricerca del potere terreno. A riprova di tutto questo, ci sono studiosi come Mauro Biglino che analizzano i testi antichi letteralmente, e ciò che ne emerge è sconvolgente nella sua semplicità, non ha bisogno di pagine e pagine per spiegare che ciò che è scritto significa, in realtà, altro. A titolo di esempio cito alcuni passi provenienti dai grandi testi delle religioni monoteiste:
«Dio li ha creati sotto forma di uomini per la gloria di Israele. Ma gli Akum (i non ebrei) furono creati all’unico scopo di servirli (gli ebrei) giorno e notte. Né essi potranno mai essere esonerati da questo servizio. Si addice al figlio di un re (un israelita) che gli animali nella loro forma naturale, e gli animali nella forma di esseri umani siano i suoi servitori».
(VI Secolo A.C. formazione del testo definitivo nel 70 D.C. – Talmud Midrasch Talpioth, segg. 225d).
«Allora Sihon uscì contro di noi con tutta la sua gente, per darci battaglia a Jahats. Ma l'Eterno, il nostro DIO, ce lo diede nelle mani, e noi sconfiggemmo lui, i suoi figli e tutta la sua gente. In quel tempo prendemmo tutte le sue città e votammo allo sterminio uomini, donne e bambini di ogni città; non lasciammo anima viva.» (VII Secolo A.C. – Antico Testamento, Deuteronomio, 2:32-34)
«Questa volta vidi arrivare un cavallo grigiastro e il nome del suo cavaliere era «Morte», gli teneva dietro il regno dei morti. A loro fu dato su un quarto della terra il potere di uccidere con le guerre, le carestie, le epidemie e le bestie feroci.» (90 – 95 D.C. Nuovo Testamento, Apocalisse 6:8)
«Quando poi saranno trascorsi i mesi sacri ucciderete gli idolatri dovunque li troviate, prendeteli, circondateli, catturateli ovunque in imboscate! Se poi si convertono e compiono la Preghiera e pagano la Decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore misericordioso» (650 D.C. - Corano - Sura 9:5)
Come possono i cristiani o i musulmani, quindi, non essere influenzati da tutta questa violenza? È scritta… è palese nella sua semplicità!
Dovremmo invece porre la nostra attenzione ad alcune pratiche nate un po’ più a Oriente, che inducono l’uomo all’introspezione e alla rinascita della consapevolezza. “Conosci te stesso e conoscerai il Mondo” questa è la frase che dovrebbe essere insegnata ad ogni bambino sulla Terra, per fare in modo che in ogni essere umano nascano senso di responsabilità e consapevolezza. L’Isis è, senza dubbio, una questione politica che si legittima tramite la religione, nato in seno a lobby di potere che avrebbero voluto il controllo dell’area mediorientale, ma che alla fine si è rivoltato contro gli stessi “creatori”… un esempio simile lo troviamo in Afghanistan con i fantomatici Taliban.
- Progetti editoriali futuri? Altri progetti? Che cosa vuoi fare della tua esistenza?
Per quanto riguarda i progetti futuri: con Enigma abbiamo creato la collana Granelli di Sabbia che raccoglierà testi di varia natura. Granelli di Sabbia, infatti, nasce ispirandosi alla famosa poesia di William Blake e vuole esortare ogni persona che entra in contatto con essa, a non fermarsi alle semplici apparenze. È un’esortazione a vedere il mondo con occhi nuovi e disincantati, una visione che a lungo andare potrebbe davvero fare la differenza. La cosa più bella che possiamo provare, infatti, è il senso del mistero. Il mistero e la curiosità di scoprire sono la vera arte e la scienza che muovono il nostro Pianeta. Chi non prova queste emozioni, colui che non ha mai meditato su questi aspetti, è come se non avesse mai vissuto; mentre coloro che si muovono in questi meandri hanno la grande possibilità di poter cambiare o plasmare il mondo per le generazioni future. Ecco dove si spingono i nostri progetti, alcuni dei quali sono in fase di completamento e vedranno piena realizzazione a partire dall’autunno di quest’anno. Un esempio sarà la mia collaborazione con la rivista Hera, diretta da Enrico Baccarini, oltre che una serie di testi già in fase di elaborazione.
- Raccontaci qualcosa di te: i tuoi gusti, le passioni, le cose che non sopporti, i vizi, le virtù… ti
piace mangiare qualcosa di ricercato? Dove vorresti vivere? Sportiva o sedentaria o “il
giusto”?
Questa è senza dubbio la domanda più complicata di tutta l’intervista. In linea di massima sono una persona semplice a cui piace sperimentare ogni cosa mi passi per la testa. Mi piace rendermi utile per aiutare gli altri e per questo ho deciso di donare il sangue tramite l’Avis insieme ad altre piccole attività, mi piace dedicarmi alla meditazione e all’introspezione. Adoro la musica, mi piacciono tutti gli stili, anche se la classifica vede ai primi posti i Linkin Park, i Nightwish e Ludovico Einaudi che mi piacerebbe poter sentire dal vivo un giorno. Adoro fare le Gru con la carta degli Origami, è un’attività che mi rilassa e mi permette di operare con le mani lasciando la mente libera di viaggiare. Mi piace testare qualsiasi tipo di cibo, se mi trovo all’estero per lavoro, sono solita assaggiare i piatti locali. Avendo studiato e vissuto in Giappone, però, alcune delle pietanze di cui non potrei fare a meno derivano proprio dalla cucina del sol levante, anche se da buona italiana la pizza è in assoluto il mio piatto preferito. Dove mi piacerebbe vivere? Se mi fosse stato chiesto 10 anni fa, avrei risposto in una metropoli come Milano o Tokyo, ma oggi dico: Casa non ha un luogo geografico preciso, mi sono sentita a casa in molti posti, anche se oggi vivo nel mio piccolo paesino dove mi sveglio la mattina e la prima cosa che vedo è un cielo azzurro non inquinato e pieno di smog, dove si sentono cinguettare i volatili e dove ci si saluta alla “vecchia maniera”, anche se un po’ provinciale rispetto alle grandi città. Non sono una vera e propria amante dell’attività sportiva, ma vado regolarmente in palestra e mi alleno nella corsa sia per una questione di salute, lo sport fa bene e non possiamo negarlo, sia per una questione di svuotare la mente dai troppi pensieri e dallo stress quotidiano a cui siamo sottoposti. Cose che non sopporto… essenzialmente non mi piacciono la falsità e la prevaricazione a nessun livello, non mi piacciono le persone troppo egoiche o pronte a giudicare senza prima auto analizzarsi allo specchio; apprezzo, invece, la semplicità non solo caratteriale, ma anche dei gesti. Un sorriso, un abbraccio, una pacca sulla spalla sono sicuramente meglio di un whatsapp. La tecnologia, per quanto utile sotto certi aspetti, non fa altro che allontanare le persone e porle in una situazione di invidia e giudizio costanti, mi piacerebbe che nelle scuole venga lanciato un progetto di distacco dai mezzi di comunicazione per favorire, invece, la creatività di diversa forma: disegno, scrittura creativa, musica, sport… forse questo aiuterebbe tutti noi ad essere più vicini e riscoprire il valore di un abbraccio, invece che essere distanti anni luce gli uni dagli altri. Vizi e virtù… il vizio più accentuato è sicuramente, in alcuni ambiti della mia vita, la pigrizia; mentre la mia virtù principale è quella di saper pazientare.
- Tutto quello che ti va di aggiungere per Phaneron!
Innanzi tutto vorrei ringraziare di cuore Phaneron e tutto il suo staff per avermi dato la possibilità di rispondere al queste domande, mi sento onorata e grata per la vostra gentilezza nei miei confronti. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare nuovamente la mia famiglia per il sostegno che mi hanno dato in tutti questi anni e vorrei ringraziare anche il mio editore Enrico Baccarini per la fiducia, mentre un ringraziamento speciale lo vorrei dare a una persona speciale che chiamerò semplicemente Evo. Vorrei concludere con una piccola citazione, se possibile: «Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi: crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi. Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia» (Giordano Bruno).
Intervista realizzata da Paolo Pulcina
- Dopo aver scritto il tuo libro sull'Isis, ne hai più o meno paura? Cosa, secondo te, spaventa le persone? E' uno stratagemma infallibile per spaventare i popoli... Cosa pensi della religione? E' politica o spiritualità?
Senza dubbio la paura è il mezzo più potente che si possa utilizzare per manovrare e governare la mente e le azioni delle persone. Paura dell’Isis? Onestamente no, così come non ho paura di dover affrontare il viaggio più importante nella vita di ognuno di noi, ovvero la morte. Le persone sono spaventate perché si sentono sostanzialmente impotenti e insicure nel loro stesso ambiente. Questa paura, ovviamente, è un fattore di “testa” e spesso ci viene inculcata dai mezzi di comunicazione. La costante visione di immagini di attacchi brutali e le parole usate dai giornalisti aiutano ad amplificare questa emozione che diventa, via via, sempre più grande e quasi incontrollabile. “Rischio precipitazioni”, “Bombe d’acqua”, per citarne alcune; oppure, ci ricordiamo tutti le immagini delle Torri Gemelle giusto? Il giorno dopo quel drammatico 11 settembre, la maggior parte delle trasmissioni TV diffusero delle immagini di musulmani intenti a festeggiare, anche se non si capiva cosa stessero festeggiando visto che non era riconoscibile un vero e proprio contesto. Questo pose le basi per la nascita di un’idea fuorviante, ovvero quella secondo cui tutti i musulmani sono pericolosi e la paura iniziò a scatenarsi in ognuno di noi fino ad esplodere con i recenti attentati, che io chiamerei con il loro vero nome cioè False Flag. In tutto questo, cosa c’entra la religione? Premettiamo che, oggi, politica e religione sono sostanzialmente la stessa cosa, comunque… da un lato la religione è un alibi perfetto per coloro che uccidono in nome di essa, la fatidica frase “ho ucciso perché me lo ha ordinato Dio” fornisce la scusa per scappare dalla propria coscienza e dalla responsabilità del singolo che, di fatto, commette l’azione. Dall’altro lato la religione è un’esortazione al combattimento. Basta prendere qualsiasi “testo sacro”, a iniziare dalla Bibbia, per rendersi conto di quanto il Dio descritto non sia un essere pieno di amore e misericordia, ma un vero e proprio guerrafondaio alla ricerca del potere terreno. A riprova di tutto questo, ci sono studiosi come Mauro Biglino che analizzano i testi antichi letteralmente, e ciò che ne emerge è sconvolgente nella sua semplicità, non ha bisogno di pagine e pagine per spiegare che ciò che è scritto significa, in realtà, altro. A titolo di esempio cito alcuni passi provenienti dai grandi testi delle religioni monoteiste:
«Dio li ha creati sotto forma di uomini per la gloria di Israele. Ma gli Akum (i non ebrei) furono creati all’unico scopo di servirli (gli ebrei) giorno e notte. Né essi potranno mai essere esonerati da questo servizio. Si addice al figlio di un re (un israelita) che gli animali nella loro forma naturale, e gli animali nella forma di esseri umani siano i suoi servitori». (VI Secolo A.C. formazione del testo definitivo nel 70 D.C. – Talmud Midrasch Talpioth, segg. 225d).
«Allora Sihon uscì contro di noi con tutta la sua gente, per darci battaglia a Jahats. Ma l'Eterno, il nostro DIO, ce lo diede nelle mani, e noi sconfiggemmo lui, i suoi figli e tutta la sua gente. In quel tempo prendemmo tutte le sue città e votammo allo sterminio uomini, donne e bambini di ogni città; non lasciammo anima viva.» (VII Secolo A.C. – Antico Testamento, Deuteronomio, 2:32-34)
«Questa volta vidi arrivare un cavallo grigiastro e il nome del suo cavaliere era «Morte», gli teneva dietro il regno dei morti. A loro fu dato su un quarto della terra il potere di uccidere con le guerre, le carestie, le epidemie e le bestie feroci.» (90 – 95 D.C. Nuovo Testamento, Apocalisse 6:8)
«Quando poi saranno trascorsi i mesi sacri ucciderete gli idolatri dovunque li troviate, prendeteli, circondateli, catturateli ovunque in imboscate! Se poi si convertono e compiono la Preghiera e pagano la Decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore misericordioso» (650 D.C. - Corano - Sura 9:5)
Come possono i cristiani o i musulmani, quindi, non essere influenzati da tutta questa violenza? È scritta… è palese nella sua semplicità!
Dovremmo invece porre la nostra attenzione ad alcune pratiche nate un po’ più a Oriente, che inducono l’uomo all’introspezione e alla rinascita della consapevolezza. “Conosci te stesso e conoscerai il Mondo” questa è la frase che dovrebbe essere insegnata ad ogni bambino sulla Terra, per fare in modo che in ogni essere umano nascano senso di responsabilità e consapevolezza. L’Isis è, senza dubbio, una questione politica che si legittima tramite la religione, nato in seno a lobby di potere che avrebbero voluto il controllo dell’area mediorientale, ma che alla fine si è rivoltato contro gli stessi “creatori”… un esempio simile lo troviamo in Afghanistan con i fantomatici Taliban.
- Progetti editoriali futuri? Altri progetti? Che cosa vuoi fare della tua esistenza?
Per quanto riguarda i progetti futuri: con Enigma abbiamo creato la collana Granelli di Sabbia che raccoglierà testi di varia natura. Granelli di Sabbia, infatti, nasce ispirandosi alla famosa poesia di William Blake e vuole esortare ogni persona che entra in contatto con essa, a non fermarsi alle semplici apparenze. È un’esortazione a vedere il mondo con occhi nuovi e disincantati, una visione che a lungo andare potrebbe davvero fare la differenza. La cosa più bella che possiamo provare, infatti, è il senso del mistero. Il mistero e la curiosità di scoprire sono la vera arte e la scienza che muovono il nostro Pianeta. Chi non prova queste emozioni, colui che non ha mai meditato su questi aspetti, è come se non avesse mai vissuto; mentre coloro che si muovono in questi meandri hanno la grande possibilità di poter cambiare o plasmare il mondo per le generazioni future. Ecco dove si spingono i nostri progetti, alcuni dei quali sono in fase di completamento e vedranno piena realizzazione a partire dall’autunno di quest’anno. Un esempio sarà la mia collaborazione con la rivista Hera, diretta da Enrico Baccarini, oltre che una serie di testi già in fase di elaborazione.
- Raccontaci qualcosa di te: i tuoi gusti, le passioni, le cose che non sopporti, i vizi, le virtù… ti
piace mangiare qualcosa di ricercato? Dove vorresti vivere? Sportiva o sedentaria o “il
giusto”?
Questa è senza dubbio la domanda più complicata di tutta l’intervista. In linea di massima sono una persona semplice a cui piace sperimentare ogni cosa mi passi per la testa. Mi piace rendermi utile per aiutare gli altri e per questo ho deciso di donare il sangue tramite l’Avis insieme ad altre piccole attività, mi piace dedicarmi alla meditazione e all’introspezione. Adoro la musica, mi piacciono tutti gli stili, anche se la classifica vede ai primi posti i Linkin Park, i Nightwish e Ludovico Einaudi che mi piacerebbe poter sentire dal vivo un giorno. Adoro fare le Gru con la carta degli Origami, è un’attività che mi rilassa e mi permette di operare con le mani lasciando la mente libera di viaggiare. Mi piace testare qualsiasi tipo di cibo, se mi trovo all’estero per lavoro, sono solita assaggiare i piatti locali. Avendo studiato e vissuto in Giappone, però, alcune delle pietanze di cui non potrei fare a meno derivano proprio dalla cucina del sol levante, anche se da buona italiana la pizza è in assoluto il mio piatto preferito. Dove mi piacerebbe vivere? Se mi fosse stato chiesto 10 anni fa, avrei risposto in una metropoli come Milano o Tokyo, ma oggi dico: Casa non ha un luogo geografico preciso, mi sono sentita a casa in molti posti, anche se oggi vivo nel mio piccolo paesino dove mi sveglio la mattina e la prima cosa che vedo è un cielo azzurro non inquinato e pieno di smog, dove si sentono cinguettare i volatili e dove ci si saluta alla “vecchia maniera”, anche se un po’ provinciale rispetto alle grandi città. Non sono una vera e propria amante dell’attività sportiva, ma vado regolarmente in palestra e mi alleno nella corsa sia per una questione di salute, lo sport fa bene e non possiamo negarlo, sia per una questione di svuotare la mente dai troppi pensieri e dallo stress quotidiano a cui siamo sottoposti. Cose che non sopporto… essenzialmente non mi piacciono la falsità e la prevaricazione a nessun livello, non mi piacciono le persone troppo egoiche o pronte a giudicare senza prima auto analizzarsi allo specchio; apprezzo, invece, la semplicità non solo caratteriale, ma anche dei gesti. Un sorriso, un abbraccio, una pacca sulla spalla sono sicuramente meglio di un whatsapp. La tecnologia, per quanto utile sotto certi aspetti, non fa altro che allontanare le persone e porle in una situazione di invidia e giudizio costanti, mi piacerebbe che nelle scuole venga lanciato un progetto di distacco dai mezzi di comunicazione per favorire, invece, la creatività di diversa forma: disegno, scrittura creativa, musica, sport… forse questo aiuterebbe tutti noi ad essere più vicini e riscoprire il valore di un abbraccio, invece che essere distanti anni luce gli uni dagli altri. Vizi e virtù… il vizio più accentuato è sicuramente, in alcuni ambiti della mia vita, la pigrizia; mentre la mia virtù principale è quella di saper pazientare.
- Tutto quello che ti va di aggiungere per Phaneron!
Innanzi tutto vorrei ringraziare di cuore Phaneron e tutto il suo staff per avermi dato la possibilità di rispondere al queste domande, mi sento onorata e grata per la vostra gentilezza nei miei confronti. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare nuovamente la mia famiglia per il sostegno che mi hanno dato in tutti questi anni e vorrei ringraziare anche il mio editore Enrico Baccarini per la fiducia, mentre un ringraziamento speciale lo vorrei dare a una persona speciale che chiamerò semplicemente Evo. Vorrei concludere con una piccola citazione, se possibile: «Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi: crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi. Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia» (Giordano Bruno).
Intervista realizzata da Paolo Pulcina
mercoledì 31 agosto 2016
Intervista al mentalista Simone Ravenda
Nel corso della serata organizzata lo scorso 25 agosto dall'associazione biellese NuovaMente (svoltasi all'interno della cornice suggestiva della "Fattoria delle Rose" a Vigellio (Biella) e interamente dedicata ai poteri della mente), abbiamo avuto il piacere di conoscere il mentalista Simone Ravenda, giovane ma già affermato nel panorama italiano.
Simone non solo ha saputo catturare immediatamente l'attenzione, la simpatia e la curiosità del pubblico presente, ma è stato anche tanto disponibile da rispondere ad alcune domande che abbiamo voluto rivolgergli e che riportiamo qui di seguito, per tutti i nostri lettori.
- Quali poteri possiedi? Da quando hai iniziato a coltivarli? E come?
Io non penso di possedere dei poteri che vanno al di sopra della norma, se non il potere di intrattenere le persone e farle divertire, credo che quello che faccio possa essere raggiunto da tutti coloro che si applicano davvero e che ovviamente sono portate.
Il tutto è cominciato come semplice gioco dalle basi, il mentalismo è un'arte estremamente complessa che richiede molto tempo per essere dominata anche solo in minima parte. Coltivo questi studi ormai da circa 11 anni, non è molto ma non è nemmeno poco.. il mio approccio è asettico, nel senso che preferisco non dar spiegazione dei fenomeni che riesco a creare, chi li prende come fenomeni paranormali, chi come divertenti giochi di prestigio, chi come abilità comunicative spiccate, il mio obbiettivo è aprire gli occhi alle persone, farle pensare e farle divertire.
- La sfida alla "scienza" è un bel lavoro: come lo affronti?
Non la affronto, anzi, ho una formazione universitaria scientifica e credo moltissimo nella scienza, la scienza ha dei limiti ovviamente ma chi studia sa l'immensa complessità di tali studi, dall'altra parte c'è la mia personalità un po' più percettiva ovviamente, ma va di pari passo con la scienza. Credo che non sia la scienza in se che non potrà dimostrare alcuni fenomeni così detti paranormali, ma l'uomo, in quanto essere limitato e ahimè, almeno per ora, totalmente verso il decadimento. Ma magari un giorno le cose cambieranno e allora chissà.
- Come pensi di usare le tue capacità? Qual è la differenza fra te mentalista ed una persona non in grado di usare i poteri?
Userò le mie capacità per far pensare gli altri per tentare di dare la mia personale visione delle cose al prossimo, visione totalmente opinabile e non condivisibile, mi piace pensare che quando non ci sarò più ci siano persone che mi ricordano e che magari sono cambiate anche poco a seguito di un incontro con me.
Non ci sono differenze tra me e una persona che non studia mentalismo. Ci sono le stesse differenze tra una persona che studia il pianoforte e una che invece non lo studia, l'unica differenza forse sta nell'impegno verso un obbiettivo, sono 10 anni che vado avanti su questa strada e ancora nonostante abbia raccolto frutti molto importanti, non sono importanti quanto vorrei, ecco, forse l'unico potere che ho se così vogliam chiamarlo è quello della perseveranza.
- Cosa pensi della "metafisica", del mondo nascosto alla vista quotidiana?
È un mondo incredibilmente affascinante quando studiato da fonti autentiche, come sappiamo in questo mondo si celano anche persone che approfittando magari di un nome riconosciuto o di conoscienze marginali di svariati argomenti parla a vanvera mescolando in malomodo esoterismo a fisica quantistica piuttosto che ad altre tematiche.
Io personalmente ritengo che il mondo metafisico sia una realtà, che ci siano persone che possono percepire più di quanto è considerato normale, se nel mondo esistono forze o energie o situazioni impalpabili ai più devono per forza esistere anche coloro che possono decriptare tali cose.
- Saresti capace di "educare" una persona qualsiasi a sviluppare queste capacità?
Si assolutamente, e sono sicuro del risultato, a patto che sia una persona particolarmente etica e intelligente e che abbia una notevole cultura. Sono queste infatti qualità essenziali per chiunque voglia intraprendere questa strada, non è per me ancora giunto il momento di insegnare però.
- Lo consideri un lavoro, il tuo "show"?
Lo considero un passatempo che mi da da mangiare, non ho mai usato l'espressione "vado a lavorare" in vita mia, la reputo una frase che butta giù, lo spettacolo è la punta dell'iceberg che mostri al pubblico come frutto di un impegno giornaliero fatto di studio, divertimento e qualche sacrificio.
- Ti sei ispirato a qualcuno o hai fatto il cammino da solo?
L'apprendimento è stato un cammino solitario, durante il cammino ho ovviamente studiato documenti e libri scritti da grandi conoscitori di mentalismo e magia a cui mi sono ispirato, soprattutto artisti del passato, nel passato si racchiude il mentalismo migliore, quello più autentico.
- Quali sono la tua più grande aspirazione e il tuo sogno nel cassetto?
La mia più grande aspirazione coincide fondamentalmente col mio sogno. Che in realtà è molto semplice: una bella casetta in pietra con la mia compagna con un giardino, un camino, un cane e un asino, niente di più...
Un saluto a tutti voi e per chi avesse curiosità il mio sito Internet è simoneravenda.com e la mia pagina facebook è simone ravenda mentalista.
Paolo Pulcina
Simone non solo ha saputo catturare immediatamente l'attenzione, la simpatia e la curiosità del pubblico presente, ma è stato anche tanto disponibile da rispondere ad alcune domande che abbiamo voluto rivolgergli e che riportiamo qui di seguito, per tutti i nostri lettori.
- Quali poteri possiedi? Da quando hai iniziato a coltivarli? E come?
Io non penso di possedere dei poteri che vanno al di sopra della norma, se non il potere di intrattenere le persone e farle divertire, credo che quello che faccio possa essere raggiunto da tutti coloro che si applicano davvero e che ovviamente sono portate.
Il tutto è cominciato come semplice gioco dalle basi, il mentalismo è un'arte estremamente complessa che richiede molto tempo per essere dominata anche solo in minima parte. Coltivo questi studi ormai da circa 11 anni, non è molto ma non è nemmeno poco.. il mio approccio è asettico, nel senso che preferisco non dar spiegazione dei fenomeni che riesco a creare, chi li prende come fenomeni paranormali, chi come divertenti giochi di prestigio, chi come abilità comunicative spiccate, il mio obbiettivo è aprire gli occhi alle persone, farle pensare e farle divertire.
- La sfida alla "scienza" è un bel lavoro: come lo affronti?
Non la affronto, anzi, ho una formazione universitaria scientifica e credo moltissimo nella scienza, la scienza ha dei limiti ovviamente ma chi studia sa l'immensa complessità di tali studi, dall'altra parte c'è la mia personalità un po' più percettiva ovviamente, ma va di pari passo con la scienza. Credo che non sia la scienza in se che non potrà dimostrare alcuni fenomeni così detti paranormali, ma l'uomo, in quanto essere limitato e ahimè, almeno per ora, totalmente verso il decadimento. Ma magari un giorno le cose cambieranno e allora chissà.
- Come pensi di usare le tue capacità? Qual è la differenza fra te mentalista ed una persona non in grado di usare i poteri?
Userò le mie capacità per far pensare gli altri per tentare di dare la mia personale visione delle cose al prossimo, visione totalmente opinabile e non condivisibile, mi piace pensare che quando non ci sarò più ci siano persone che mi ricordano e che magari sono cambiate anche poco a seguito di un incontro con me.
Non ci sono differenze tra me e una persona che non studia mentalismo. Ci sono le stesse differenze tra una persona che studia il pianoforte e una che invece non lo studia, l'unica differenza forse sta nell'impegno verso un obbiettivo, sono 10 anni che vado avanti su questa strada e ancora nonostante abbia raccolto frutti molto importanti, non sono importanti quanto vorrei, ecco, forse l'unico potere che ho se così vogliam chiamarlo è quello della perseveranza.
- Cosa pensi della "metafisica", del mondo nascosto alla vista quotidiana?
È un mondo incredibilmente affascinante quando studiato da fonti autentiche, come sappiamo in questo mondo si celano anche persone che approfittando magari di un nome riconosciuto o di conoscienze marginali di svariati argomenti parla a vanvera mescolando in malomodo esoterismo a fisica quantistica piuttosto che ad altre tematiche.
Io personalmente ritengo che il mondo metafisico sia una realtà, che ci siano persone che possono percepire più di quanto è considerato normale, se nel mondo esistono forze o energie o situazioni impalpabili ai più devono per forza esistere anche coloro che possono decriptare tali cose.
- Saresti capace di "educare" una persona qualsiasi a sviluppare queste capacità?
Si assolutamente, e sono sicuro del risultato, a patto che sia una persona particolarmente etica e intelligente e che abbia una notevole cultura. Sono queste infatti qualità essenziali per chiunque voglia intraprendere questa strada, non è per me ancora giunto il momento di insegnare però.
- Lo consideri un lavoro, il tuo "show"?
Lo considero un passatempo che mi da da mangiare, non ho mai usato l'espressione "vado a lavorare" in vita mia, la reputo una frase che butta giù, lo spettacolo è la punta dell'iceberg che mostri al pubblico come frutto di un impegno giornaliero fatto di studio, divertimento e qualche sacrificio.
- Ti sei ispirato a qualcuno o hai fatto il cammino da solo?
L'apprendimento è stato un cammino solitario, durante il cammino ho ovviamente studiato documenti e libri scritti da grandi conoscitori di mentalismo e magia a cui mi sono ispirato, soprattutto artisti del passato, nel passato si racchiude il mentalismo migliore, quello più autentico.
- Quali sono la tua più grande aspirazione e il tuo sogno nel cassetto?
La mia più grande aspirazione coincide fondamentalmente col mio sogno. Che in realtà è molto semplice: una bella casetta in pietra con la mia compagna con un giardino, un camino, un cane e un asino, niente di più...
Un saluto a tutti voi e per chi avesse curiosità il mio sito Internet è simoneravenda.com e la mia pagina facebook è simone ravenda mentalista.
Paolo Pulcina
martedì 9 agosto 2016
Rossana Carne, fra ISIS ed editoria
Oggi vi proponiamo uno stralcio dell'intervista a Rossana Carne, responsabile della casa editrice Enigma edizioni e autrice dell'indagine sull'ISIS intitolata ISIS - Strumenti dell'Islam o mercenari dell'Occidente?
- Come nasce la scrittrice Rossana Carne? Quali sono gli ambiti che ti interessano principalmente?
La passione per la scrittura è presente fin dalla tenera età, quando, scrivevo storielle fantastiche popolate da draghi e fate, ma la “scrittrice” nasce fattivamente durante gli anni torinesi dell’università. È grazie alla realizzazione della tesi triennale che, per la prima volta, mi venne offerta la possibilità di pubblicare tramite una casa editrice. Successivamente, la tesi specialistica venne notata da un’altra casa editrice, Enigma Edizioni per cui collaboro attivamente, e venne pubblicata all’inizio del 2016. Gli ambiti che mi interessano variano dai racconti brevi per ragazzi e per bambini, alle poesie fino ad arrivare alla saggistica, che occupa la maggior parte del mio “tempo letterario”. Argomenti come storia dei crimini di guerra, di geopolitica e studi storico-mitologici sono senza dubbio quelli che più mi affascinano e che vorrei continuare a sviscerare e approfondire.
- Chi è Rossana? Da dove viene, che cosa ha fatto nella sua vita finora, dove andrà, che cosa vuole da se stessa e dalla vita?
Rossana è una ragazza semplice, cresciuta in una famiglia umile ma piena di entusiasmo. Vengo da un piccolo paese di campagna in provincia di Novara, baciato dall’oro del grano e dal profumo dei campi, un luogo dove tutti si conoscono. Fin da bambina sono sempre stata abbastanza solitaria, non avevo, e non ho, molti amici né a scuola né al di fuori. Ho sempre amato la solitudine o la compagnia di pochissime persone. Questa solitudine, da un lato mi etichettava come una ragazza con una testa tutta sua, ma dall’altro lato mi ha sempre dato la possibilità di appassionarmi ad argomenti fuori dal comune, gli stessi di cui oggi mi occupo, oltre a fornirmi l’occasione di far nascere dentro di me la capacità di osservare e di crearmi delle idee e delle opinioni, a volte completamente opposte rispetto a quelle della massa. Tutto questo mi ha permesso di scegliere un percorso di vita abbastanza singolare e mi ha dato la possibilità di non essere ostacolata o influenzata da opinioni altrui. Tuttavia, mi sento in dovere di ringraziare di cuore la mia famiglia, mia Mamma Orietta, mio Papà Celestino e mio Fratello Samuele, perché loro mi hanno sempre sostenuta in tutte le mie scelte e continuano a farlo anche oggi. Ora che ho concluso il mio percorso di studi in Lingue Orientali e Scienze Internazionali e che ho un lavoro stabile, mi piacerebbe portare avanti queste passioni letterarie e cercare di farne il mio futuro senza tralasciare né la parte profondamente spirituale di me né il sogno che, probabilmente, vorrebbe ogni giovane donna, ovvero quello di crearsi una famiglia. Se dovessi pensare a me tra dieci anni, mi vedrei nel mio studio intenta a scrivere un nuovo saggio, magari con un bambino che gioca allegramente in casa.
- Il libro sull'ISIS: i quesiti che nascono sono parecchi! Cos'è il Califfato, come l'hai studiato e interpretato tu?
La classica definizione del Califfato sarebbe quella che fa riferimento a questo gruppo di jihadisti comandati da Abu Bakr al Baghdadi il cui scopo è quello di unificare il Medio Oriente in un unico stato a fede musulmana sunnita tramite mezzi del terrore. Il Califfato, però, non è solo questo. Iniziamo analizzando chi è il leader: Abu Bakr al Bagdhadi (al Bagdhadi significa semplicemente che viene da Baghdad) è nato nel 1974, è un personaggio molto particolare perché proviene da una famiglia agiata e rivendica una discendenza diretta dal Profeta Maometto. Ha studiato all’università laureandosi in studi islamici ed era un Imam prima di essere catturato dagli americani e imprigionato a Camp Bukka. Dopo la sua liberazione, non evasione ma liberazione, prese formalmente posto come Wali dell’Isis, in seguito alla morte di Abu Omar al Baghdadi.
Il 29 giugno del 2014 Abu Bakr rifonda ufficialmente il Califfato Islamico (come quello di Maometto) tramite un discorso, di cui riporto un piccolo estratto:
“Io sono il Wali (leader) che presiede su di Voi, anche se non sono il migliore di Voi. Se vedete che sono nel gusto sostenetemi e siatemi d’aiuto, ma se vedete che ho torto consigliatemi e rimettetemi sulla retta via. Obbeditemi, come io obbedisco al Dio che è in Voi!”.
Questo discorso viene tenuto nella Grande Moschea di Mosul in Iraq. Questo luogo è di importanza fondamentale per un musulmano istruito perché è proprio da questa Moschea che è partita la riconquista islamica delle terre invase dai crociati, quindi è un simbolo importantissimo per un fedele.
La struttura del Califfato lascia intendere come questo sia un vero e proprio staterello ben organizzato e funzionante: al vertice troviamo il Califfo (Al Bagdhadi) poi i consiglieri personali, successivamente due rappresentanti uno per la Siria e uno per l’Iraq ed infine l’esecutivo. L’Isis è composto anche da uffici che si occupano della diffusione delle immagini e dei video del “terrore” e che attuano campagne di tweet mirate alla propaganda e al reclutamento di combattenti. Oltre ad essere un gruppo terroristico, lo stato islamico è anche una vera e propria azienda con un fatturato attivo. Il fatturato deriva innanzitutto dall’imposizione delle Tasse nei territori controllati, quindi i cittadini pagano le tasse all’Isis. Poi gli introiti più importanti arrivano dalla vendita del petrolio iraqeno e siriano alla Turchia che, a sua volta, rivende sul mercato mondiale. Questo serve all’Isis per costruire infrastrutture nei territori controllati, da un lato per le loro operazioni e, dall’altro lato per assicurarsi la fedeltà della popolazione che è sotto il controllo dell’organizzazione. Inoltre gli arrivano aiuti in denaro e supporto logistico e di equipaggiamento (macchine, armi ecc.) da emirati arabi del golfo, USA e altri stati occidentali tra cui l’Europa stessa. Tutta questa struttura economica e commerciale rende l’Isis completamente diverso da altri gruppetti come Boko Aram in Nigeria o la stessa Al Qaida. Studiare questa realtà non è semplice, un po’ perché viene presentata come organizzazione estremista islamica e un po’ perché molti dei dati sull’effettiva organizzazione e gestione di questo gruppo sono segreti e non vengono divulgati dai media. L’unico modo per studiarlo è stato quello di avvalermi di moltissime fonti, sia ufficiali sia non ufficiali. Ovviamente una piattaforma come internet è piena di bufale o di articoli fasulli, ma in linea di massima ci sono anche ottimi siti e ottime web tv che forniscono un quadro chiaro e dettagliato della situazione, una di queste? Il canale di diffusione delle conferenze stampa del governo americano dove, per esempio, un ex Marine Ken O’Keefe annuncia che il vero significato del termine ISIS sia ISRAELI SECRET INTELLIGENCE SERVICE. Tramite tutte queste fonti ho potuto notare come, il Califfato, altro non sia che un gruppo creato Ad Hoc e un fantoccio nelle mani americane che si legittima tramite la religione e i discorsi portati avanti da un uomo da un forte carisma, ovvero Al Baghdadi.
- C’è ancora modo che la guerra civile fra musulmani possa sedarsi? È un tema antico di secoli,
ma oggi si ripropone più pericoloso che mai: il terrorismo cieco, indiscriminato, incontrollabile,
è solo frutto di aberrazioni politico/religiose o è una plausibile macchinazione ben congeniata
dai vari “poteri occulti” del pianeta?
La faida interna fra musulmani sarà molto difficile da sedare anche perché ci sono moltissimi interessi in gioco che, storicamente, andrebbero a minare l’esistenza stessa del Califfato post Maometto, mentre in tempi recenti, parliamo di interessi storico-economici che hanno portato i paesi del Medio Oriente a una sudditanza nei confronti degli stati ricchi che non vogliono più accettare. Vale la pena chiedersi, a questo punto, cosa vuole l’Isis e cosa vogliono, invece, i poteri occulti del pianeta?
L’ISIS, sostanzialmente, vuole essere riconosciuto come un vero e proprio stato, esattamente come Israele a cui è stata data la terra dei palestinesi senza curarsi delle conseguenze che sarebbero sorte. Israele nel tempo ha espanso i suoi confini annettendo allo stato ebraico territori siriani come il Golan e territori palestinesi dove oggi la popolazione musulmana è soggetta a ogni tipo di umiliazione. Il risentimento che nasce nella popolazione locale musulmana, dal 1945, ormai non trova più contenimento perché non vengono minimamente ascoltati e l’ISIS offre loro uno stato, una terra che comprenda tutta la comunità islamica a livello Mondiale! È una sorta di terra promessa e questa organizzazione vuole trovare riconoscimento ufficiale o no a livello mondiale, ecco perché si chiama STATO islamico. Gli occidentali non vogliono ovviamente riconoscere questo STATO islamico perché vorrebbe dire che la creazione tramite i mezzi del terrore renderebbe queste azioni giuste e i combattenti sarebbero semplicemente combattenti per la libertà, inoltre gli occidentali non lo vogliono riconoscere perché la democrazia stessa è nata con mezzi terroristici = rivoluzione francese, gli stessi partigiani hanno usato mezzi terroristici, le brigate rosse, Israele … noi siamo nati come terroristi.
Il “Nuovo Ordine Mondiale”, invece, è interessato a mantenere l’Isis sotto un profilo di enorme potenza, quasi inarrestabile e introvabile, che comprende militanti anche nelle nostre città. Ci incita a guardare con sospetto e ad avere paura anche del nostro vicino di casa se straniero, in questo modo ci controlla tramite la paura. E noi civili per paura rinunceremo alle nostre libertà personali per sentirci più sicuri… una sicurezza che di fatto non esiste. Ma esiste il buon senso… l’isis minaccia di voler invadere Roma con le barche … ma avete presente cosa significa? Avrebbero bisogno di navi di un certo tipo e non di zattere o barche a remi! Se gli stati come l’America volessero veramente fermare l’ISIS avrebbero tutti i mezzi per farlo e per porre fine a questo gruppo in 10 giorni, come ha fatto la Russia di Putin… Il punto è: perché non lo fanno?
Intervista realizzata da Paolo Pulcina(Qui la seconda parte dell'intervista.)
- Come nasce la scrittrice Rossana Carne? Quali sono gli ambiti che ti interessano principalmente?
La passione per la scrittura è presente fin dalla tenera età, quando, scrivevo storielle fantastiche popolate da draghi e fate, ma la “scrittrice” nasce fattivamente durante gli anni torinesi dell’università. È grazie alla realizzazione della tesi triennale che, per la prima volta, mi venne offerta la possibilità di pubblicare tramite una casa editrice. Successivamente, la tesi specialistica venne notata da un’altra casa editrice, Enigma Edizioni per cui collaboro attivamente, e venne pubblicata all’inizio del 2016. Gli ambiti che mi interessano variano dai racconti brevi per ragazzi e per bambini, alle poesie fino ad arrivare alla saggistica, che occupa la maggior parte del mio “tempo letterario”. Argomenti come storia dei crimini di guerra, di geopolitica e studi storico-mitologici sono senza dubbio quelli che più mi affascinano e che vorrei continuare a sviscerare e approfondire.
- Chi è Rossana? Da dove viene, che cosa ha fatto nella sua vita finora, dove andrà, che cosa vuole da se stessa e dalla vita?
Rossana è una ragazza semplice, cresciuta in una famiglia umile ma piena di entusiasmo. Vengo da un piccolo paese di campagna in provincia di Novara, baciato dall’oro del grano e dal profumo dei campi, un luogo dove tutti si conoscono. Fin da bambina sono sempre stata abbastanza solitaria, non avevo, e non ho, molti amici né a scuola né al di fuori. Ho sempre amato la solitudine o la compagnia di pochissime persone. Questa solitudine, da un lato mi etichettava come una ragazza con una testa tutta sua, ma dall’altro lato mi ha sempre dato la possibilità di appassionarmi ad argomenti fuori dal comune, gli stessi di cui oggi mi occupo, oltre a fornirmi l’occasione di far nascere dentro di me la capacità di osservare e di crearmi delle idee e delle opinioni, a volte completamente opposte rispetto a quelle della massa. Tutto questo mi ha permesso di scegliere un percorso di vita abbastanza singolare e mi ha dato la possibilità di non essere ostacolata o influenzata da opinioni altrui. Tuttavia, mi sento in dovere di ringraziare di cuore la mia famiglia, mia Mamma Orietta, mio Papà Celestino e mio Fratello Samuele, perché loro mi hanno sempre sostenuta in tutte le mie scelte e continuano a farlo anche oggi. Ora che ho concluso il mio percorso di studi in Lingue Orientali e Scienze Internazionali e che ho un lavoro stabile, mi piacerebbe portare avanti queste passioni letterarie e cercare di farne il mio futuro senza tralasciare né la parte profondamente spirituale di me né il sogno che, probabilmente, vorrebbe ogni giovane donna, ovvero quello di crearsi una famiglia. Se dovessi pensare a me tra dieci anni, mi vedrei nel mio studio intenta a scrivere un nuovo saggio, magari con un bambino che gioca allegramente in casa.
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| L'autrice Rossana Carne |
- Il libro sull'ISIS: i quesiti che nascono sono parecchi! Cos'è il Califfato, come l'hai studiato e interpretato tu?
La classica definizione del Califfato sarebbe quella che fa riferimento a questo gruppo di jihadisti comandati da Abu Bakr al Baghdadi il cui scopo è quello di unificare il Medio Oriente in un unico stato a fede musulmana sunnita tramite mezzi del terrore. Il Califfato, però, non è solo questo. Iniziamo analizzando chi è il leader: Abu Bakr al Bagdhadi (al Bagdhadi significa semplicemente che viene da Baghdad) è nato nel 1974, è un personaggio molto particolare perché proviene da una famiglia agiata e rivendica una discendenza diretta dal Profeta Maometto. Ha studiato all’università laureandosi in studi islamici ed era un Imam prima di essere catturato dagli americani e imprigionato a Camp Bukka. Dopo la sua liberazione, non evasione ma liberazione, prese formalmente posto come Wali dell’Isis, in seguito alla morte di Abu Omar al Baghdadi.
Il 29 giugno del 2014 Abu Bakr rifonda ufficialmente il Califfato Islamico (come quello di Maometto) tramite un discorso, di cui riporto un piccolo estratto:
“Io sono il Wali (leader) che presiede su di Voi, anche se non sono il migliore di Voi. Se vedete che sono nel gusto sostenetemi e siatemi d’aiuto, ma se vedete che ho torto consigliatemi e rimettetemi sulla retta via. Obbeditemi, come io obbedisco al Dio che è in Voi!”.
Questo discorso viene tenuto nella Grande Moschea di Mosul in Iraq. Questo luogo è di importanza fondamentale per un musulmano istruito perché è proprio da questa Moschea che è partita la riconquista islamica delle terre invase dai crociati, quindi è un simbolo importantissimo per un fedele.
La struttura del Califfato lascia intendere come questo sia un vero e proprio staterello ben organizzato e funzionante: al vertice troviamo il Califfo (Al Bagdhadi) poi i consiglieri personali, successivamente due rappresentanti uno per la Siria e uno per l’Iraq ed infine l’esecutivo. L’Isis è composto anche da uffici che si occupano della diffusione delle immagini e dei video del “terrore” e che attuano campagne di tweet mirate alla propaganda e al reclutamento di combattenti. Oltre ad essere un gruppo terroristico, lo stato islamico è anche una vera e propria azienda con un fatturato attivo. Il fatturato deriva innanzitutto dall’imposizione delle Tasse nei territori controllati, quindi i cittadini pagano le tasse all’Isis. Poi gli introiti più importanti arrivano dalla vendita del petrolio iraqeno e siriano alla Turchia che, a sua volta, rivende sul mercato mondiale. Questo serve all’Isis per costruire infrastrutture nei territori controllati, da un lato per le loro operazioni e, dall’altro lato per assicurarsi la fedeltà della popolazione che è sotto il controllo dell’organizzazione. Inoltre gli arrivano aiuti in denaro e supporto logistico e di equipaggiamento (macchine, armi ecc.) da emirati arabi del golfo, USA e altri stati occidentali tra cui l’Europa stessa. Tutta questa struttura economica e commerciale rende l’Isis completamente diverso da altri gruppetti come Boko Aram in Nigeria o la stessa Al Qaida. Studiare questa realtà non è semplice, un po’ perché viene presentata come organizzazione estremista islamica e un po’ perché molti dei dati sull’effettiva organizzazione e gestione di questo gruppo sono segreti e non vengono divulgati dai media. L’unico modo per studiarlo è stato quello di avvalermi di moltissime fonti, sia ufficiali sia non ufficiali. Ovviamente una piattaforma come internet è piena di bufale o di articoli fasulli, ma in linea di massima ci sono anche ottimi siti e ottime web tv che forniscono un quadro chiaro e dettagliato della situazione, una di queste? Il canale di diffusione delle conferenze stampa del governo americano dove, per esempio, un ex Marine Ken O’Keefe annuncia che il vero significato del termine ISIS sia ISRAELI SECRET INTELLIGENCE SERVICE. Tramite tutte queste fonti ho potuto notare come, il Califfato, altro non sia che un gruppo creato Ad Hoc e un fantoccio nelle mani americane che si legittima tramite la religione e i discorsi portati avanti da un uomo da un forte carisma, ovvero Al Baghdadi.
- C’è ancora modo che la guerra civile fra musulmani possa sedarsi? È un tema antico di secoli,
ma oggi si ripropone più pericoloso che mai: il terrorismo cieco, indiscriminato, incontrollabile,
è solo frutto di aberrazioni politico/religiose o è una plausibile macchinazione ben congeniata
dai vari “poteri occulti” del pianeta?
La faida interna fra musulmani sarà molto difficile da sedare anche perché ci sono moltissimi interessi in gioco che, storicamente, andrebbero a minare l’esistenza stessa del Califfato post Maometto, mentre in tempi recenti, parliamo di interessi storico-economici che hanno portato i paesi del Medio Oriente a una sudditanza nei confronti degli stati ricchi che non vogliono più accettare. Vale la pena chiedersi, a questo punto, cosa vuole l’Isis e cosa vogliono, invece, i poteri occulti del pianeta?
L’ISIS, sostanzialmente, vuole essere riconosciuto come un vero e proprio stato, esattamente come Israele a cui è stata data la terra dei palestinesi senza curarsi delle conseguenze che sarebbero sorte. Israele nel tempo ha espanso i suoi confini annettendo allo stato ebraico territori siriani come il Golan e territori palestinesi dove oggi la popolazione musulmana è soggetta a ogni tipo di umiliazione. Il risentimento che nasce nella popolazione locale musulmana, dal 1945, ormai non trova più contenimento perché non vengono minimamente ascoltati e l’ISIS offre loro uno stato, una terra che comprenda tutta la comunità islamica a livello Mondiale! È una sorta di terra promessa e questa organizzazione vuole trovare riconoscimento ufficiale o no a livello mondiale, ecco perché si chiama STATO islamico. Gli occidentali non vogliono ovviamente riconoscere questo STATO islamico perché vorrebbe dire che la creazione tramite i mezzi del terrore renderebbe queste azioni giuste e i combattenti sarebbero semplicemente combattenti per la libertà, inoltre gli occidentali non lo vogliono riconoscere perché la democrazia stessa è nata con mezzi terroristici = rivoluzione francese, gli stessi partigiani hanno usato mezzi terroristici, le brigate rosse, Israele … noi siamo nati come terroristi.
Il “Nuovo Ordine Mondiale”, invece, è interessato a mantenere l’Isis sotto un profilo di enorme potenza, quasi inarrestabile e introvabile, che comprende militanti anche nelle nostre città. Ci incita a guardare con sospetto e ad avere paura anche del nostro vicino di casa se straniero, in questo modo ci controlla tramite la paura. E noi civili per paura rinunceremo alle nostre libertà personali per sentirci più sicuri… una sicurezza che di fatto non esiste. Ma esiste il buon senso… l’isis minaccia di voler invadere Roma con le barche … ma avete presente cosa significa? Avrebbero bisogno di navi di un certo tipo e non di zattere o barche a remi! Se gli stati come l’America volessero veramente fermare l’ISIS avrebbero tutti i mezzi per farlo e per porre fine a questo gruppo in 10 giorni, come ha fatto la Russia di Putin… Il punto è: perché non lo fanno?
Intervista realizzata da Paolo Pulcina(Qui la seconda parte dell'intervista.)
mercoledì 3 agosto 2016
Intervista a Simone Sarasso, ancora "Invictus"
Un amico, prima che un autore bravo, appassionante, coinvolgente.
Simone Sarasso, filosofo dedito alla narrativa, è il creatore di Aeneas e Invictus, oltre ad altre storie legate alla società degli anni ’70 (“Settanta” è il noir che va dal dopoguerra a tangentopoli…).
Con amicizia e gentilezza, Simone si è raccontato un po’ con la redazione di Phaneron:
- Com'è iniziata la carriera di scrittore?
Nel 2003 mi laureai in filosofia e puoi immaginare la quantità di lavori che mi fu offerta dal giorno successivo alla laurea. Spedii il mio curriculum a moltissime case editrici, ma non ricevetti risposta. Così ricontattai le medesime, scrivendo una lettera che diceva, su per giù: «Signori, voi fate i libri, a me piace leggerli. Non avete bisogno di un lettore? O di un temperamatite, di qualcuno che spazzi i pavimenti, che so io? Io sono disponibile! Il curriculum non ve lo allego perché, dopo essere stato cestinato qualche centinaio di volte, teme di essere incorporato alla mail». E, finalmente, qualcuno mi rispose. Tra coloro che mi scrissero c'era anche Fernando Quatraro, il patron della Effequ, il mio primo editore. Che mi disse: «Perchè non scrive un racconto? ». Cominciò così.
- Perchè hai voluto "fare lo scrittore"?
E' capitato. Ci ho messo molto a capire che quello che voglio fare nella vita è raccontare storie. Ho avuto la fortuna di incontrare buoni maestri che mi hanno saputo spronare a scrivere ogni giorno. Il già citato Quatraro, e poi Jacopo De Michelis, il mio editor in Marsilio…
- Che rapporto hai con la scrittura?
Non posso farne a meno. Scrivo quasi ogni giorno, per diverse ore al giorno. Solo il sabato e la domenica lascio in pace la tastiera. Ho imparato a farlo, un tempo scrivevo anche nel week-end. Ma non bisogna abusare delle proprie passioni.
- Cosa rappresenta per te?
E' l'opportunità di raccontare storie, il volto della scrittura che preferisco. Le parole giungono da un altrove sconosciuto e si mettono in fila. Dopo qualche ora sui tasti, c'è una storia che prima non esisteva. E' magia!
- I tuoi libri sono un successo: il genere è mutato dal primo all'ultimo. Sperimenti o per gli scrittori c'è sempre da rispettare la volontà dell'editore?
Non credo di averla mai rispettata la volontà dell'editore. Né contraddetta. Autore ed editore suonano all'unisono, se no non funziona. Non sempre l'editore è giusto per il tipo di storia che hai in mente, però, e allora possono nascere collaborazioni con case editrici diverse. Io ho sempre scritto noir (e ancora lo scriverò per tanti anni. E' la mia passione) e pubblicato con Marsilio. A un certo punto, però, mi sono innamorato dell'antichità, ma Marsilio non era l'editore giusto per dei romanzi storici di ambientazione classica. In Rizzoli ho trovato una nuova sistemazione per le mie idee "classiche".
- Cosa preferisci dei tuoi lavori?
La fase che preferisco, durante la composizione di un romanzo, è sicuramente la scrittura. prima viene lo studio, e dopo la limatura, e sono tutte fasi necessarie. Ma, se mi chiedi cos'è che mi piace del mio mestiere, la risposta senza dubbio è "scrivere".
Se invece mi domandi quale, tra i miei lavori, preferisca, be'... anche qui la risposta è ovvia: il prossimo romanzo. Quello che deve ancora uscire. Ogni libro, una volta finito, smette di appartenermi. E' libero di andarsene per il mondo, diventa dei lettori.
- Cosa vorresti scrivere o per cosa?
Mi piacerebbe molto scrivere una biografia sportiva. Sono un appassionato di motori, vorrei raccontare un pilota, l'uomo sotto il casco. Allo stesso modo, se mi contattasse Top Gear, la mia rivista motoristica prediletta per scrivere qualche articolo, non ci penserei due volte! Sentito, Top Gear?
- Si guadagna, oggi, a fare lo scrittore?
Non mi lamento. Davvero non mi lamento.
- Un desiderio da avverare...
Stringere la mano a Stephen King e a George R.R. Martin. Tutti gli altri miei scrittori "culto" li ho conosciuti. Stephen e George mi mancano. Ma... chi lo sa? Magari un giorno li conoscerò!
- Qualcosa che vorresti cambiare...
Vorrei essere ancora più fluido nell'uso del dialogo. Ma c'è tempo per imparare.
- Passioni ed interessi?
Mia moglie, mio figlio, le automobili, i libri, il vino, il cibo. E le serie TV.
Grazie Simo, sei sempre stato un amico e quando sarai famoso, più famoso ancora, sappiamo che rimarrai sempre così, un amico puro e semplice.
Intervista realizzata da Paolo Pulcina
Simone Sarasso, filosofo dedito alla narrativa, è il creatore di Aeneas e Invictus, oltre ad altre storie legate alla società degli anni ’70 (“Settanta” è il noir che va dal dopoguerra a tangentopoli…).
Con amicizia e gentilezza, Simone si è raccontato un po’ con la redazione di Phaneron:
- Com'è iniziata la carriera di scrittore?
Nel 2003 mi laureai in filosofia e puoi immaginare la quantità di lavori che mi fu offerta dal giorno successivo alla laurea. Spedii il mio curriculum a moltissime case editrici, ma non ricevetti risposta. Così ricontattai le medesime, scrivendo una lettera che diceva, su per giù: «Signori, voi fate i libri, a me piace leggerli. Non avete bisogno di un lettore? O di un temperamatite, di qualcuno che spazzi i pavimenti, che so io? Io sono disponibile! Il curriculum non ve lo allego perché, dopo essere stato cestinato qualche centinaio di volte, teme di essere incorporato alla mail». E, finalmente, qualcuno mi rispose. Tra coloro che mi scrissero c'era anche Fernando Quatraro, il patron della Effequ, il mio primo editore. Che mi disse: «Perchè non scrive un racconto? ». Cominciò così.
- Perchè hai voluto "fare lo scrittore"?
E' capitato. Ci ho messo molto a capire che quello che voglio fare nella vita è raccontare storie. Ho avuto la fortuna di incontrare buoni maestri che mi hanno saputo spronare a scrivere ogni giorno. Il già citato Quatraro, e poi Jacopo De Michelis, il mio editor in Marsilio…
- Che rapporto hai con la scrittura?
Non posso farne a meno. Scrivo quasi ogni giorno, per diverse ore al giorno. Solo il sabato e la domenica lascio in pace la tastiera. Ho imparato a farlo, un tempo scrivevo anche nel week-end. Ma non bisogna abusare delle proprie passioni.
- Cosa rappresenta per te?
E' l'opportunità di raccontare storie, il volto della scrittura che preferisco. Le parole giungono da un altrove sconosciuto e si mettono in fila. Dopo qualche ora sui tasti, c'è una storia che prima non esisteva. E' magia!
- I tuoi libri sono un successo: il genere è mutato dal primo all'ultimo. Sperimenti o per gli scrittori c'è sempre da rispettare la volontà dell'editore?
Non credo di averla mai rispettata la volontà dell'editore. Né contraddetta. Autore ed editore suonano all'unisono, se no non funziona. Non sempre l'editore è giusto per il tipo di storia che hai in mente, però, e allora possono nascere collaborazioni con case editrici diverse. Io ho sempre scritto noir (e ancora lo scriverò per tanti anni. E' la mia passione) e pubblicato con Marsilio. A un certo punto, però, mi sono innamorato dell'antichità, ma Marsilio non era l'editore giusto per dei romanzi storici di ambientazione classica. In Rizzoli ho trovato una nuova sistemazione per le mie idee "classiche".
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| Simone Sarasso |
- Cosa preferisci dei tuoi lavori?
La fase che preferisco, durante la composizione di un romanzo, è sicuramente la scrittura. prima viene lo studio, e dopo la limatura, e sono tutte fasi necessarie. Ma, se mi chiedi cos'è che mi piace del mio mestiere, la risposta senza dubbio è "scrivere".
Se invece mi domandi quale, tra i miei lavori, preferisca, be'... anche qui la risposta è ovvia: il prossimo romanzo. Quello che deve ancora uscire. Ogni libro, una volta finito, smette di appartenermi. E' libero di andarsene per il mondo, diventa dei lettori.
- Cosa vorresti scrivere o per cosa?
Mi piacerebbe molto scrivere una biografia sportiva. Sono un appassionato di motori, vorrei raccontare un pilota, l'uomo sotto il casco. Allo stesso modo, se mi contattasse Top Gear, la mia rivista motoristica prediletta per scrivere qualche articolo, non ci penserei due volte! Sentito, Top Gear?
- Si guadagna, oggi, a fare lo scrittore?
Non mi lamento. Davvero non mi lamento.
- Un desiderio da avverare...
Stringere la mano a Stephen King e a George R.R. Martin. Tutti gli altri miei scrittori "culto" li ho conosciuti. Stephen e George mi mancano. Ma... chi lo sa? Magari un giorno li conoscerò!
- Qualcosa che vorresti cambiare...
Vorrei essere ancora più fluido nell'uso del dialogo. Ma c'è tempo per imparare.
- Passioni ed interessi?
Mia moglie, mio figlio, le automobili, i libri, il vino, il cibo. E le serie TV.
Grazie Simo, sei sempre stato un amico e quando sarai famoso, più famoso ancora, sappiamo che rimarrai sempre così, un amico puro e semplice.
Intervista realizzata da Paolo Pulcina
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