Si è svolta ieri, 4 febbraio 2019, una lezione (noi preferiamo dire "una chiacchierata con qualche spunto di riflessione") sulla Giornata della Memoria appena trascorsa, rivolta alle persone detenute nella sezione maschile della Casa Circondariale di Vercelli.
L'incontro, a cura mia e di Paolo, si è sviluppato secondo una modalità che abbiamo collaudato durante il Corso di Filosofia e di Letteratura che abbiamo tenuto quest'estate e che si è rivelata stimolante per tutti. Durante la prima parte, Paolo ha illustrato le caratteristiche e le tappe salienti sia dell'ascesa al potere del Führer sia dell'olocausto (soffermandosi anche sui particolari meno conosciuti e più curiosi della biografia di Hitler e dell'esoterismo nazista), sempre stimolando la riflessione da parte del nostro pubblico; mentre io, nella seconda parte, ho scelto di tratteggiare rapidamente la figura storica e letteraria di Primo Levi, leggendo alcuni dei passaggi più significativi di Se questo è un uomo e de I sommersi e i salvati, giungendo - infine - a considerare l'importanza della memoria, come elemento imprescindibile affinché la "banalità del male" non torni a manifestarsi (a tale proposito, le lezione si è chiusa con la fiaba della "scuotitrice di parole" contenuta in Storia di una ladra di libri di Marcus Zusak).
Ringraziamo come sempre Valeria Climaco e Antonietta Pisani, che hanno partecipato attivamente alla nostra iniziativa e che, costantemente, ci danno l'opportunità di creare belle sinergie e collaborazioni.
Eloisa Massola
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martedì 5 febbraio 2019
domenica 9 settembre 2018
A Vercelli, la cultura in carcere conquista i detenuti
martedì 4 settembre 2018
Corso di filosofia e letteratura presso la Casa Circondariale di Vercelli
Dopo la bella esperienza di Letti di notte... anzi no, di pomeriggio! (una vera e propria "notte bianca" della lettura, a cui anche le persone detenute hanno potuto partecipare grazie all'iniziativa di Roberta Invernizzi e Alessandro Barbaglia), questa volta Paolo e io abbiamo portato in carcere la filosofia e la letteratura.
Le infaticabili Valeria Climaco, Antonietta Pisani e Mari De Pascale ci hanno infatti permesso di realizzare cinque incontri - svoltisi quest'estate tra il 24 luglio e il 4 settembre presso la sezione maschile della Casa Circondariale - in cui abbiamo parlato di Wittgenstein, Platone, Kant, Freud (sempre e rigorosamente in ordine non cronologico!) e letto poesie e brani di Mariangela Gualtieri, Wisława Szymborska, Alessandro D'Avenia, Sylvia Plath. Pensieri e parole di autori diversi per epoca, formazione e inclinazione, riuniti ad ogni lezione sotto un unico ampio tema (il linguaggio, il pensiero, l'amore e l'amicizia, l'inconscio...) e che si sono trasformati, incontro dopo incontro, in un'occasione di dialogo e confronto.
Calda, bella e consolante la partecipazione dei partecipanti, in particolare di quello "zoccolo duro" che ci ha seguito (nonostante il caldo afoso del mese di agosto!) imperterrito durante tutte le nostre divagazioni. Non dimenticheremo facilmente i loro volti, le loro storie e le risate a cuore aperto che ci hanno regalato - nella speranza di poterli reincontrare ancora sul nostro cammino. Magari in autunno, quando l'inizio della nuova stagione porterà con sé nuovi progetti - forse da realizzare ancora presso la Casa Circondariale...
Eloisa Massola
Le infaticabili Valeria Climaco, Antonietta Pisani e Mari De Pascale ci hanno infatti permesso di realizzare cinque incontri - svoltisi quest'estate tra il 24 luglio e il 4 settembre presso la sezione maschile della Casa Circondariale - in cui abbiamo parlato di Wittgenstein, Platone, Kant, Freud (sempre e rigorosamente in ordine non cronologico!) e letto poesie e brani di Mariangela Gualtieri, Wisława Szymborska, Alessandro D'Avenia, Sylvia Plath. Pensieri e parole di autori diversi per epoca, formazione e inclinazione, riuniti ad ogni lezione sotto un unico ampio tema (il linguaggio, il pensiero, l'amore e l'amicizia, l'inconscio...) e che si sono trasformati, incontro dopo incontro, in un'occasione di dialogo e confronto.
Calda, bella e consolante la partecipazione dei partecipanti, in particolare di quello "zoccolo duro" che ci ha seguito (nonostante il caldo afoso del mese di agosto!) imperterrito durante tutte le nostre divagazioni. Non dimenticheremo facilmente i loro volti, le loro storie e le risate a cuore aperto che ci hanno regalato - nella speranza di poterli reincontrare ancora sul nostro cammino. Magari in autunno, quando l'inizio della nuova stagione porterà con sé nuovi progetti - forse da realizzare ancora presso la Casa Circondariale...
Eloisa Massola
mercoledì 3 agosto 2016
Intervista a Simone Sarasso, ancora "Invictus"
Un amico, prima che un autore bravo, appassionante, coinvolgente.
Simone Sarasso, filosofo dedito alla narrativa, è il creatore di Aeneas e Invictus, oltre ad altre storie legate alla società degli anni ’70 (“Settanta” è il noir che va dal dopoguerra a tangentopoli…).
Con amicizia e gentilezza, Simone si è raccontato un po’ con la redazione di Phaneron:
- Com'è iniziata la carriera di scrittore?
Nel 2003 mi laureai in filosofia e puoi immaginare la quantità di lavori che mi fu offerta dal giorno successivo alla laurea. Spedii il mio curriculum a moltissime case editrici, ma non ricevetti risposta. Così ricontattai le medesime, scrivendo una lettera che diceva, su per giù: «Signori, voi fate i libri, a me piace leggerli. Non avete bisogno di un lettore? O di un temperamatite, di qualcuno che spazzi i pavimenti, che so io? Io sono disponibile! Il curriculum non ve lo allego perché, dopo essere stato cestinato qualche centinaio di volte, teme di essere incorporato alla mail». E, finalmente, qualcuno mi rispose. Tra coloro che mi scrissero c'era anche Fernando Quatraro, il patron della Effequ, il mio primo editore. Che mi disse: «Perchè non scrive un racconto? ». Cominciò così.
- Perchè hai voluto "fare lo scrittore"?
E' capitato. Ci ho messo molto a capire che quello che voglio fare nella vita è raccontare storie. Ho avuto la fortuna di incontrare buoni maestri che mi hanno saputo spronare a scrivere ogni giorno. Il già citato Quatraro, e poi Jacopo De Michelis, il mio editor in Marsilio…
- Che rapporto hai con la scrittura?
Non posso farne a meno. Scrivo quasi ogni giorno, per diverse ore al giorno. Solo il sabato e la domenica lascio in pace la tastiera. Ho imparato a farlo, un tempo scrivevo anche nel week-end. Ma non bisogna abusare delle proprie passioni.
- Cosa rappresenta per te?
E' l'opportunità di raccontare storie, il volto della scrittura che preferisco. Le parole giungono da un altrove sconosciuto e si mettono in fila. Dopo qualche ora sui tasti, c'è una storia che prima non esisteva. E' magia!
- I tuoi libri sono un successo: il genere è mutato dal primo all'ultimo. Sperimenti o per gli scrittori c'è sempre da rispettare la volontà dell'editore?
Non credo di averla mai rispettata la volontà dell'editore. Né contraddetta. Autore ed editore suonano all'unisono, se no non funziona. Non sempre l'editore è giusto per il tipo di storia che hai in mente, però, e allora possono nascere collaborazioni con case editrici diverse. Io ho sempre scritto noir (e ancora lo scriverò per tanti anni. E' la mia passione) e pubblicato con Marsilio. A un certo punto, però, mi sono innamorato dell'antichità, ma Marsilio non era l'editore giusto per dei romanzi storici di ambientazione classica. In Rizzoli ho trovato una nuova sistemazione per le mie idee "classiche".
- Cosa preferisci dei tuoi lavori?
La fase che preferisco, durante la composizione di un romanzo, è sicuramente la scrittura. prima viene lo studio, e dopo la limatura, e sono tutte fasi necessarie. Ma, se mi chiedi cos'è che mi piace del mio mestiere, la risposta senza dubbio è "scrivere".
Se invece mi domandi quale, tra i miei lavori, preferisca, be'... anche qui la risposta è ovvia: il prossimo romanzo. Quello che deve ancora uscire. Ogni libro, una volta finito, smette di appartenermi. E' libero di andarsene per il mondo, diventa dei lettori.
- Cosa vorresti scrivere o per cosa?
Mi piacerebbe molto scrivere una biografia sportiva. Sono un appassionato di motori, vorrei raccontare un pilota, l'uomo sotto il casco. Allo stesso modo, se mi contattasse Top Gear, la mia rivista motoristica prediletta per scrivere qualche articolo, non ci penserei due volte! Sentito, Top Gear?
- Si guadagna, oggi, a fare lo scrittore?
Non mi lamento. Davvero non mi lamento.
- Un desiderio da avverare...
Stringere la mano a Stephen King e a George R.R. Martin. Tutti gli altri miei scrittori "culto" li ho conosciuti. Stephen e George mi mancano. Ma... chi lo sa? Magari un giorno li conoscerò!
- Qualcosa che vorresti cambiare...
Vorrei essere ancora più fluido nell'uso del dialogo. Ma c'è tempo per imparare.
- Passioni ed interessi?
Mia moglie, mio figlio, le automobili, i libri, il vino, il cibo. E le serie TV.
Grazie Simo, sei sempre stato un amico e quando sarai famoso, più famoso ancora, sappiamo che rimarrai sempre così, un amico puro e semplice.
Intervista realizzata da Paolo Pulcina
Simone Sarasso, filosofo dedito alla narrativa, è il creatore di Aeneas e Invictus, oltre ad altre storie legate alla società degli anni ’70 (“Settanta” è il noir che va dal dopoguerra a tangentopoli…).
Con amicizia e gentilezza, Simone si è raccontato un po’ con la redazione di Phaneron:
- Com'è iniziata la carriera di scrittore?
Nel 2003 mi laureai in filosofia e puoi immaginare la quantità di lavori che mi fu offerta dal giorno successivo alla laurea. Spedii il mio curriculum a moltissime case editrici, ma non ricevetti risposta. Così ricontattai le medesime, scrivendo una lettera che diceva, su per giù: «Signori, voi fate i libri, a me piace leggerli. Non avete bisogno di un lettore? O di un temperamatite, di qualcuno che spazzi i pavimenti, che so io? Io sono disponibile! Il curriculum non ve lo allego perché, dopo essere stato cestinato qualche centinaio di volte, teme di essere incorporato alla mail». E, finalmente, qualcuno mi rispose. Tra coloro che mi scrissero c'era anche Fernando Quatraro, il patron della Effequ, il mio primo editore. Che mi disse: «Perchè non scrive un racconto? ». Cominciò così.
- Perchè hai voluto "fare lo scrittore"?
E' capitato. Ci ho messo molto a capire che quello che voglio fare nella vita è raccontare storie. Ho avuto la fortuna di incontrare buoni maestri che mi hanno saputo spronare a scrivere ogni giorno. Il già citato Quatraro, e poi Jacopo De Michelis, il mio editor in Marsilio…
- Che rapporto hai con la scrittura?
Non posso farne a meno. Scrivo quasi ogni giorno, per diverse ore al giorno. Solo il sabato e la domenica lascio in pace la tastiera. Ho imparato a farlo, un tempo scrivevo anche nel week-end. Ma non bisogna abusare delle proprie passioni.
- Cosa rappresenta per te?
E' l'opportunità di raccontare storie, il volto della scrittura che preferisco. Le parole giungono da un altrove sconosciuto e si mettono in fila. Dopo qualche ora sui tasti, c'è una storia che prima non esisteva. E' magia!
- I tuoi libri sono un successo: il genere è mutato dal primo all'ultimo. Sperimenti o per gli scrittori c'è sempre da rispettare la volontà dell'editore?
Non credo di averla mai rispettata la volontà dell'editore. Né contraddetta. Autore ed editore suonano all'unisono, se no non funziona. Non sempre l'editore è giusto per il tipo di storia che hai in mente, però, e allora possono nascere collaborazioni con case editrici diverse. Io ho sempre scritto noir (e ancora lo scriverò per tanti anni. E' la mia passione) e pubblicato con Marsilio. A un certo punto, però, mi sono innamorato dell'antichità, ma Marsilio non era l'editore giusto per dei romanzi storici di ambientazione classica. In Rizzoli ho trovato una nuova sistemazione per le mie idee "classiche".
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| Simone Sarasso |
- Cosa preferisci dei tuoi lavori?
La fase che preferisco, durante la composizione di un romanzo, è sicuramente la scrittura. prima viene lo studio, e dopo la limatura, e sono tutte fasi necessarie. Ma, se mi chiedi cos'è che mi piace del mio mestiere, la risposta senza dubbio è "scrivere".
Se invece mi domandi quale, tra i miei lavori, preferisca, be'... anche qui la risposta è ovvia: il prossimo romanzo. Quello che deve ancora uscire. Ogni libro, una volta finito, smette di appartenermi. E' libero di andarsene per il mondo, diventa dei lettori.
- Cosa vorresti scrivere o per cosa?
Mi piacerebbe molto scrivere una biografia sportiva. Sono un appassionato di motori, vorrei raccontare un pilota, l'uomo sotto il casco. Allo stesso modo, se mi contattasse Top Gear, la mia rivista motoristica prediletta per scrivere qualche articolo, non ci penserei due volte! Sentito, Top Gear?
- Si guadagna, oggi, a fare lo scrittore?
Non mi lamento. Davvero non mi lamento.
- Un desiderio da avverare...
Stringere la mano a Stephen King e a George R.R. Martin. Tutti gli altri miei scrittori "culto" li ho conosciuti. Stephen e George mi mancano. Ma... chi lo sa? Magari un giorno li conoscerò!
- Qualcosa che vorresti cambiare...
Vorrei essere ancora più fluido nell'uso del dialogo. Ma c'è tempo per imparare.
- Passioni ed interessi?
Mia moglie, mio figlio, le automobili, i libri, il vino, il cibo. E le serie TV.
Grazie Simo, sei sempre stato un amico e quando sarai famoso, più famoso ancora, sappiamo che rimarrai sempre così, un amico puro e semplice.
Intervista realizzata da Paolo Pulcina
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