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martedì 5 febbraio 2019

La Giornata della Memoria presso la Casa Circondariale di Vercelli

Si è svolta ieri, 4 febbraio 2019, una lezione (noi preferiamo dire "una chiacchierata con qualche spunto di riflessione") sulla Giornata della Memoria appena trascorsa, rivolta alle persone detenute nella sezione maschile della Casa Circondariale di Vercelli.
L'incontro, a cura mia e di Paolo, si è sviluppato secondo una modalità che abbiamo collaudato durante il Corso di Filosofia e di Letteratura che abbiamo tenuto quest'estate e che si è rivelata stimolante per tutti. Durante la prima parte, Paolo ha illustrato le caratteristiche e le tappe salienti sia dell'ascesa al potere del Führer sia dell'olocausto (soffermandosi anche sui particolari meno conosciuti e più curiosi della biografia di Hitler e dell'esoterismo nazista), sempre stimolando la riflessione da parte del nostro pubblico; mentre io, nella seconda parte, ho scelto di tratteggiare rapidamente la figura storica e letteraria di Primo Levi, leggendo alcuni dei passaggi più significativi di Se questo è un uomo e de I sommersi e i salvati, giungendo - infine - a considerare l'importanza della memoria, come elemento imprescindibile affinché la "banalità del male" non torni a manifestarsi (a tale proposito, le lezione si è chiusa con la fiaba della "scuotitrice di parole" contenuta in Storia di una ladra di libri di Marcus Zusak).
Ringraziamo come sempre Valeria Climaco e Antonietta Pisani, che hanno partecipato attivamente alla nostra iniziativa e che, costantemente, ci danno l'opportunità di creare belle sinergie e collaborazioni.

Eloisa Massola

domenica 9 settembre 2018

A Vercelli, la cultura in carcere conquista i detenuti

Grazie a Raffaella Lanza, che ha parlato della nostra iniziativa su "La Stampa" di sabato 8 settembre 2018!
 
 

mercoledì 28 febbraio 2018

Umanità assortite

«Vi è mai capitato di guardare le comiche? E' uno spettacolo tremendo! Si ride solamente perché qualcuno si fa male: se cade, se riceve un pianoforte sulla testa, se gli crolla la casa... Se i poliziotti lo inseguono e magari lo riempiono di botte... Si RIDE per le DISGRAZIE altrui. E' terribile! Non trovate?»

Questo l'incipit dello spettacolo Umanità assortite, messo in scena domenica scorsa, 25 febbraio, dalla talentuosa compagnia costanzanese La Quarta Parete, con la regia di Max Bottino.
In effetti, le storie raccontate dai nove attori non sono a lieto fine né edificanti: «Poca bontà, nessuna barzelletta... Queste cose esistono. E non sono rare, lo sappiamo. Ma abbiamo scelto... sì, abbiamo scelto il peggio!». Dal racconto dello stupro di Franca Rame a Lo spazio bianco di Valeria Parrella, passando per Gli sdraiati di Michele Serra, i nove monologhi (recitati da Luisa Facelli, Concetto Burderi, Antonio Maria Porretti, Raffaella Pretta, Carmine Fra, Maria Raiteri, Max Bottino, Nadia Sgnaolin, Massimiliano Francese) raccontano un'umanità disastrata, sofferente, ferita - per la quale a poco servono perfino le "maschere" del teatro. Una madre che lotta per nutrire la propria neonata morente, una donna stuprata, un padre disarmato... e molti altri. Non vi è quasi rappresentazione, bensì testimonianza.
A seguire, nella seconda parte dello spettacolo, nel (vano!) tentativo di dare una risposta ai principali quesiti esistenziali emersi nel corso dei monologhi, interviene il filosofo Paolo Pulcina (co-autore della favola filosofica Sette stanze d'alberi e d'acqua, che da anni si occupa della filosofia insegnata ai bambini) che, con il consueto garbo e umorismo, stimola una divertita e coinvolta platea a riflettere su alcuni quesiti cruciali: chi siamo, realmente? Possiamo essere certi della realtà che ci circonda? E infine: che cos'è la "Verità" che molti di noi sembrano ricercare in questa esistenza?
Interrogativi che, è inutile precisarlo, sono destinati a restare senza risposta.

Eloisa Massola

giovedì 30 novembre 2017

Il caso della materna "Korczak" di Vercelli: no alla caccia alle streghe!

Le immagini delle violenze fisiche e verbali di cui alcune maestre della scuola dell'infanzia "J. Korczak" di Vercelli si sono rese responsabili sono state diffuse più volte dai telegiornali nazionali in questi giorni. La Polizia ha mostrato, attraverso gli organi di stampa, un video in cui si vedono chiaramente le insegnanti strattonare i loro piccoli alunni e gridare contro di loro con veemenza, creando nella classe un clima di vero e proprio terrore. I fatti (gravissimi) si commentano da sé.
Perciò vorrei spostare l'attenzione sul dibattito che, in questi giorni, si sta scatenando in città, a proposito delle responsabilità dell'intero corpo docente (!!) e sulla possibilità di prevenire episodi di questo genere - di cui, purtroppo, sempre più spesso, riceviamo notizia.
Come insegnante, sono la prima ad essere indignata per quanto successo alla scuola materna "Korczak" di Vercelli e a ritenere che le persone coinvolte vadano punite severamente: ne va della professionalità di tutta la categoria.
Detto questo, non sopporto e non tollero il clima da "caccia alle streghe" che si sta diffondendo a Vercelli. Non è giocando a fare i piccoli inquisitori che potremo risolvere problemi di tale entità.
Vogliamo fare una riflessione SERIA sulle condizioni del sistema scolastico italiano (riformato, legislatura dopo legislatura, da ministri che non hanno mai messo piede in un'aula scolastica e che sono ansiosi di verificare, a pagamento, solo la nostra erudizione - del tutto inutile, quando ci si trova a dover gestire classi di 30, 34 persone)? Allora partiamo dai criteri di selezione del personale, che dovrebbero basarsi innanzi tutto sulla capacità del singolo docente di gestione dello stress e di risoluzione del conflitto nell'immediato. Questo taglierebbe fuori dalla scuola pubblica tutti quegli "insegnanti" (e ce ne sono tanti!) che "scelgono" di fare questo mestiere non perché realmente lo amino e desiderino svolgerlo, ma perché si tratta di un posto pubblico, a cui è relativamente facile accedere (seppure come precari) e che garantisce uno stipendo pagato con regolarità da settembre a giugno. Perdonate la franchezza, ma non è questo lo spirito che dovrebbe spingerci all'insegnamento, che è un lavoro bellissimo, ma anche molto difficile.
Se vogliamo essere utili e proteggere davvero i nostri bambini, parliamo di questo... sforziamoci, per una volta tanto, di fare riflessioni sensate, supportate da opinioni INFORMATE.
Le ronde delle mammine-pancine da una scuola all'altra non solo non aiutano nessuno, ma sono addirittura controproducenti.
Screenshot tratto dal filmato diffuso dalla Polizia di Stato.
Vorrei anche aggiungere (last but not least) che i giornalisti (nazionali e locali) parlano tanto del "clima omertoso" fra insegnanti (dimostrando di non avere ben chiaro che cosa significhi svolgere il proprio lavoro con passione: chi insegna perché AMA farlo, non ha NESSUN INTERESSE a coprire colleghi nullafacenti o, peggio, pericolosi per i bambini e i ragazzi!), ma ben pochi si soffermano sulle responsabilità della dirigente che, a spron battuto, continua a ripetere a tv e giornali di "non averne mai saputo niente". Fosse anche vero (e questo va comunque accertato), si tratta di un fatto gravissimo: dov'era questa dirigente che, da ottobre 2017, ha ricevuto - come tutti i presidi - ben 400 euro di aumento di stipendio?
Un insegnante non è per forza tenuto sapere che cosa accada nella classe del piano di sotto o dall'altro capo del corridoio - non è questo il suo compito. Invece un dirigente dovrebbe saperlo... dovrebbe essere, questo, il primo dei suoi doveri!
Invece tutti sono pronti a bruciare sul rogo le maestre della scuola "Korczak", anche quelle che non sono state inquisite ("Perché sapevano! Sono omertose, conniventi"... e giù con tutto il repertorio da Ku-Klux-Clan di provincia), ma nessuno si sofferma a riflettere su quanto sia GRAVE che una dirigente scolastica (pagata circa 3.000 euro al mese) per VIGILARE su quanto avviene a scuola continui a ripetere coram populo: «Io non ne sapevo nulla».

Eloisa Massola